Aggiungo qualche parola al precedente post, quello delle lampadine colorate.
Le lampadine che ho usato per la piccola dimostrazione sulla composizione dei colori non sono altro che normali lampade con interposto un filtro colorato che lascia passare solo una parte della luce. Abbiamo già scoperto, con l’esperimento sull’arcobaleno, che la luce bianca si compone di una gamma più vasta di colori. Con un filtro opportuno ne possiamo selezionare uno di questi, ad esempio, il rosso (R, red), il verde (G, green) ed il blu (B, blue), come nel caso delle nostre tre lampadine. Questi tre, noti come “colori primari”, possono essere ricombinati per ottenere nuovi colori. Lo schema utilizzato nei libri di testo è quello che riporto in figura
e che mostra le 4 possibili combinazioni: R+B, R+G, B+G, R+G+B. Il risultato “ideale” è:
R+B = Magenta (violetto)
R+G = Giallo
B+V = Ciano (azzurro)
R+G+B = bianco
Perchè tutto riproduca la situazione ideale è necessario che le nostre sorgenti siano sufficientemente “intense”, illuminino senza “sfumature”, non vi siano altre sorgenti di luce nell’ambiente. Se la situazione non è quella ideale, tanto meglio. Vorrà dire che otterremo una varietà di sfumature di colore maggiore. Nel caso provato nel precedente post vedete molto bene il magenta ed il ciano, non vedete giallo ma arancione. Il bianco al centro non è poi così bianco ma un insieme di colori tenui molto più interessanti.
Tutto questo mi serve anche per raccontarvi che gli schemi vanno pur bene ma non sono tutto. Ci insegnano che i colori dell’arcobaleno sono sette ma non è vero! Il passaggio dal violetto al rosso non avviene “a salti” da un colore all’altro ma è un passaggio che avviene gradualmente e con continuità attraverso tutte le possibili tonalità di colore.
Per concludere, un altro modo per scomporre la luce bianca nelle sue diverse componenti colorate è quello di illuminare la superficie incisa di un CD. Non vi spiego (per ora) il meccanismo fisico che governa il fenomeno. Vi dico solo che in letteratura trovate molti modi per farlo. Se, però volete lasciarne un ricordo, fate una bella fotografia del CD con il flash acceso e questo sarà il risultato:



Tutto chiaro. Ma perché, se fotografo un CD dei Pink Floyd prima maniera, nella luce scorgo farfalle d’ottone e corpi astrali di cioccolato e zucchero d’acero e strade fangose in cui si perdono le menti migliori della mia generazione?
Quando la luce attraversa un fluido in movimento si possono generare figure d’ogni tipo. E’ importante, perchè l’esperimento riesca, che il fuido fuoriesca, per una differenza di pressione, da una cavità dopo che è stato ingerito. E’ il classico problema dello sperimentatore: non puoi separare sorgente di luce, oggetto osservato ed osservatore.
Insomma la colpa è sia di Syd Barrett sia di Werner Heisemberg, sia di un pusher onesto. Comunque, nonostante i problemi degli strani riflessi, The piper at the gates of dawn rimane un gran bell’album.
e pensare che questo blog dovrebbe essere letto dagli insegnanti ….:-)
Grazie peppe, ora mi sono più chiare alcuni passaggi;))
Oggi con il mio “cucciolo” abbiamo fatto l’esperimento dell’ago, la carta è affondata dopo 30 minuti e l’ago galleggiava;)) Gli è piaciuto, ho provato a spiegargli il perchè, grazie alle tue informazioni.
Un caro saluto, roberta.
la prossima volta prova con una carta che assorbe di più (quella da cucina ad esempio). 1/2 ora mi pare un pò troppo. Ciao.
…e pensare che…